Sotto a chi tocca
Creatore: Kylnas
Data di inizio: 07/09/2006
Numero di partecipanti: 10 (1 iscritto) (l'ultimo turno finisce il 12/09/2006)
Tempo a disposizione per scrivere: 5 giorni
Turni per ogni scrittore: 2
Giuseppe era una persona che rispecchiava ampiamente i canoni dell'uomo del Sud: dedito al lavoro e alla famiglia e sempre pronto a sacrificarsi per la propria moglie.
La famiglia Paris aveva un podere in prestito, e con questo viveva tranquilla e serena. Non sempre però le cose andavano per il verso giusto, perché non sempre il raccolto era abbondante, e non sempre c'erano i soldi per pagare la rata mensile del signo Armando Esposito, il proprietario dei terreni.
Ma questo Giuseppe non lo sapeva, perché, ed era l'unica cosa strana per questa famiglia, era sua moglie Natalina che teneva i conti di casa.
Giuseppe si svegliò all'alba, destato dal canto dei suoi galli, e trovò la moglie già in piedi a rassettare la casa.
« Giuseppe, devi andare in città che è finito il concime, e non possiamo più farne a meno », gli disse.
« Lo so, lo so » gli rispose il marito.
Arrivato in città col suo vecchio camioncino blu si avviò verso il solito negozio: entrò e come al solito disse: « Coa Mario, mi serve del concime, stessa quantità di sempre ».
« E stessa marca », gli sorrise il venditore. Ormai era un cliente abituale da Mario; infatti era da diversi anni che si recava a quel negozio, l'unico negozio di animali della città che conosceva.
Uscito dal negozio si imbattà in uno straccione che gli chiese di fargli leggere la mano.
« Mi dispiace, ma devo andare », gli disse Giuseppe.
« Non le chiedo nulla in cambio » lo pregò.
Si, ma fa presto, pensò Giuseppe.
Lo straccione gli prese la mano e disse: « Brav'uomo, vedo che è molto fedele, ma lavora troppo. Si vede da questa linea qui, guardi, è la linea della vita, e le dico che se continua così le si abbrevierà. Devo dirle anche un'altra cosa importante che dovrà sempre ricordare durante tutta la sua vita: la sua avarizia lo porterà alla rovina »
« Basta così, grazie, ora devo proprio andare », gli disse Giuseppe allontanandosi.
E' incredibile come della gente possa essere influenzata da questi barboni che sperano soltanto di rimediare qualche spicciolo per sopravvivere, pensava mentre queste idee gli mulinavano nella testa come un vortice senza fine.
Passeggiò un pò arrivando ad un bar li vicino. Prese un caffè e si trovo incredibilmente a ripensare al barbone incontrato: certo che se voleva farmi sborsare dei soldi poteva anche dirmi qualcosa di meglio piuttosto che quelle strane parole sull'avarizia. Comunqua sia non sono mai stato avaro, ho lavorato sempre tanto e non vedo perchè non debba godermi quei pochi spiccioli che ho quando il raccolto è abbondante.
Giunto al camion, si trovò di fronte ad un mendicante che chiedeva l'elemosina. La sua avarizia lo porterà alla rovina, queste parole gli echeggiavano nella mente senza che se ne rendeva conto.
« Per favore, un pò di soldi per mangiare » continuava a dire il barbone.
Aveva una straordinaria somiglianza con Giuseppe, c'era solo il difetto della barba. La sua avarizia lo porterà alla rovina, come suonavano strane quelle parole, lavora troppo, e queste lo seguivano ancora più stranamente.
« Pensandoci bene sto lavorando davvero troppo, non mi sento neanche tanto bene » bisbigliò Giuseppe inconsciamente.
Improvvisamente un'idea pazzesca gli balenò nella mente.
« Non è possibile » disse, le parole però non cennavano a placarsi. « Tieni », gli disse. « Prendi questi e comprati da mangiare. »
« Grazie, troppo buono, signore. »
A cena Natalina gli disse: « Per fortuna il raccolto è abbondante, questo mese avremo dei soldi anche per noi. »
« Quando devi pagare il signor Esposito? » gli chiese il marito.
« Fra una settimana. Sai, Giuseppe, i miei genitori mi hanno chiesto se andiamo a vivere da loro, di lasciare i terreni e lavorare nella fabbrica di un amico di mio padre. »
« Non voglio sapere cosa hanno detto i tuoi » diventata sempre irascibile quando si parlava dei suoi suoceri.
« Si, ma io ci voglio andare, potremi sistemarci, e tu potrai lavorare tranquillamente » gli ribattè la moglie.
« Ne abbiamo già parlato, e non intendo continuare questa conversazione » rispose Giuseppe senza riuscire a controllarsi.
« Non puoi continuare a trattare così i miei genitori, dopo tutto ci hanno sempre aiutato . »
« Non continuare, tanto non puoi capire, non potrai mai capire. »
Saltò sul camion e volò in città. Neanche lui riusciva a spiegarsi quest'odio che aveva verso i suoceri; era un sentimento nato sin dall'inizio del loro matrimonio. Gli sembrava di non essere ben voluto, aveva la netta sensazione che i genitori di lei non lo volessero come genero, come se non fosse degno di quella donna. E lui aveva pensato a questo, era rimasto condizionato da quegli sguardi severi che il suocero era solito dargli....ma adesso aveva altro a cui pensare.
Sapeva bene quello che doveva fare; gli ci voleva solo un pò di riposo e di divertimento.
Si recò al solito negozio di animali, e provò una strana sensazione vedendolo chiuso; quel negozio, e la stessa via, che per dieci lunghi anni aveva visto sempre aperto e pieno di gente, adesso non era altro che un opaco posto solitario come ce ne erano altri.
Cercò l'uomo che aveva incontrato quella stessa mattina, il mendicante che gli aveva chiesto le elemosina.
« Ho una proposta per te » gli disse dopo averlo trovato. « Ti andrebbe di avere per un pò dell'ottimo cibo caldo? »
« Cosa intendi dire? »
« Che ne diresti di sostituirmi a casa mia per un paio di settimane, vitto e alloggio compresi? Ho bisogno di un pò di riposo e vedo avere del tempo per riflettere.»
« Come farai a farmi entrare in casa tua? »
« Hai una straordinaria somiglianza con me, e basterà qualche accorgimento per farti sembrare uguale a me. Comunque sia, dovrai stare tutto il giorno fuori, e tornerai a casa solo per la cena; non sarà difficile quindi farti passare per un altro. Si deve lavorare molto. »
Parlarono l'intera notte dell'atteggiamento che doveva usare dentro casa, e la mattina seguente Giuseppe lo condusse a casa.
« Giuseppe, dove sei stato? » gli chiese ansiosa Natalina.
« Sono stato da solo in città, dovevo riflettere » gli risposte il "nuovo" marito.
Tornato intanto in città, Giuseppe si era stabilito in un vecchio albergo vicino alla sua casa, e si divertiva ad osservare la vita degli "sposi".
Si era scoperto un ottimo osservatore della "propria" vita; lo vedeva lavorare l'intero giorno senza un attimo di sosta, e provava una strana sensazione ad osservare quella che era stata e che sarebbe stata tutta la sua esistenza.
Un giorno vide sua moglie che, sola in casa, uscì col suo camion per andare al paese vicino. La seguì e scoprì che si stava recando a casa del signor Esposito; Dovrà pagare la rata mensile del terreno pensò.
Passavano i giorni, e Giuseppe vedeva il suo amico andare a lavorare la mattina nei campi, e, non appena si allontanava, vedeva la moglie prendere il camion e recarsi sempre allo stesso posto.
Che strana situazione era questa! Lui che aveva sempre odiato chi spiava la vita degli altri, ora si ritrovava a spiare la propria. E che strana sensazione provava a vedere "lui" che andava a lavorare i campi ignaro delle cose che faceva la moglie, come lui stesso aveva fatto senza preoccuparsi di niente.
Giustamente insospettito, cercò di trovare un posto per poter guardare dentro la casa del signor Esposito, e trovò una finestra sul lato posteriore della casa. Aspettò l'arrivo della moglie, e si mise a fissare attraverso il vetro. Rimase sconcertato; la moglie che indossava i panni della cameriera e che spolverava la casa del proprietario dei suoi terreni. Tornò in albergo la sera stessa per riflettere.
« Ma », si disse. « Ha solamente voglia di lavorare un pò, Dopotutto sta sempre a casa senza far nulla e vuole svagarsi un pò. Certo » continuò sempre più convinto dalle sue stesse parole, « è sempre stata una donna orgogliosa, la mia Natalina, e non ha mai sopportato essere mantenuta, anche se io ho sempre cercato di non farla sentire tale. Sicuramente è per questo che vuole tornare dai suoi genitori, per poter lavorare in fabbrica anche lei. Ed è lo stesso motivo per cui mi ha detto che ci sono dei soldi in più questo mese; difatti non ho visto un gran bel raccolto ultimamente. »
« Poteva comunque dirmelo, » continua sorridendo « è vero che non le ho mai permesso di lavorare, ma se davvero ne aveva bisogno magari riuscivo a trovargli qualcosa di meglio. »
Il tempo passava, e la situazione non cambiava; inizialmente divertito ora cominciava ad essere preoccupato dalla frequenza di quelle visite.
Cominciò seriamente a riflettere sulla propria vita, o su quello che pensava fosse stata la propria vita. Non sapeva e non immaginava minimamente il motivo dell'atteggiamento di sua moglie, un motivo veramente plausibile per quelle estenuanti ore di lavoro, e cominciò a pensare di non conoscere a fondo quella donna. Ora si ritrovava in una stanza d'albergo solo, sconsolato e con il dubbio di essere tradito (anche se non riusciva a capire perchè si vestiva da cameriera: ma questo non era il problema più grande, ora).
« No, questo mai », si disse. « Natalina non è una donna di quel tipo, non immagino che cosa la possa spingere a farlo, ma sono certo che non si tratta di un altro uomo. »
Passavano i giorni e, tranne alcuni, sua moglie si presentava puntuale a casa del signor Esposito e, cosa ancora più strana, usciva sempre alla stessa ora con un atteggiamento prudente come per non farsi scoprire (e questo avvalorava ancora di più la sua ipotesi), mentre il "marito" tornava a casa solo la sera per la cena.
Pian piano però Giuseppe cominciò a capire: il raccolto non solo non era abbondante, ma non riusciva nemmeno a mantenere la famiglia, non permetteva neanche il pagamento della rata mensile.
Rimase sgomento quando intuì il vero motivo di quelle visite. Ebbe rimorsi improvvisi quando seppe che la moglie andava a casa del proprietario dei suoi terreni solo ed esclusivamente per lavorare e mantenere così il podere. Si scoprì un uomo fallito; quello che tutti credevano (ma cosa ancora più importante, quello che lui credeva) essere un uomo di famiglia, in grado di mantenere la propria moglie ed il proprio lavoro, si mostrò una persona inetta ed incapace. Rimase distrutto, non aveva più la voglia ma soprattutto il coraggio di tornare da sua moglie.